Perdite di sangue fra un ciclo mestruale e l’altro: che significa?

«Spotting»: quando è il caso di preoccuparsi. A volte può verificarsi in concomitanza con l’ovulazione

Le piccole perdite di sangue episodiche che si verificano fra una mestruazione e l’altra vengono di solito indicate con il termine spotting, dall’inglese to spot, macchiare; si tratta di piccole macchie ematiche che arrivano fra un ciclo e l’altro, quando sanguinamenti non dovrebbero esserci. Di solito si tratta di perdite scure di modesta entità, di sangue di derivazione uterina: non bisogna allarmarsi se compaiono, ma neppure ignorare o minimizzare l’accaduto soprattutto se tende a ripetersi. Meglio rivolgersi a un ginecologo e sottoporsi agli esami appropriati.

Spotting e ovulazione

«Lo spotting può presentarsi, in alcune donne, in concomitanza con l’ovulazione: quando cioè l’ovulo maturo viene espulso dal follicolo, può comparire una piccola perdita ematica e accompagnarsi con dolore al fianco in corrispondenza dell’ovaio che ha ovulato» spiega Anna Franca Cavaliere Ginecologo Presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCSS Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e membro SIGO (Società Italiana Ginecologi Ospedalieri).

Prima delle mestruazioni

Può capitare che il flusso mestruale vero e proprio venga anticipato, qualche giorno prima, da piccole perdite marroncine. Se tale eventualità si verifica sistematicamente, però, il fenomeno può essere spia della presenza di fibromi, polipi o di piccole lesioni a livello del collo dell’utero, le cosiddette piaghette. Talvolta tali perdite possono anche essere sintomo di insufficienza luteale o di disfunzione endocrina e dipendere, per esempio, da un malfunzionamento della tiroide o da valori alterati della prolattina.

Spotting e terapia estro progenistica

Quando si inizia l’assunzione di estro-progestinici, pillola, cerotto o anello vaginale tanto per citare i dispositivi più diffusi e utilizzati, con finalità contraccettiva o a scopo curativo come, per esempio, nel trattamento dell’acne o nell’ovaio policistico o delle meno-metrorragie ovvero le emorragie che possono verificarsi in periodo perimenopausale, è possibile che si verifichino perdite ematiche, soprattutto durante i primi mesi.

Dopo circa tre mesi, però, le perdite, che possono manifestarsi durante tutto il periodo intermestruale, tendono a scomparire. Questo succede perché queste preparazioni, formulate con un basso dosaggio di estrogeni per minimizzare i possibili effetti collaterali, hanno tuttavia bisogno di un certo lasso di tempo per raggiungere la corretta concentrazione in circolo.

Se le perdite persistono, nonostante siano passati i tempi di attesa consigliati, allora è sintomo che quella particolare associazione estro-progestinica non è ottimale per le esigenze di quella specifica paziente. Può anche succedere che le perdite non siano dovute alle caratteristiche del prodotto utilizzato, ma per esempio, alla scarsa aderenza della paziente, che magari dimentica di assumerlo con regolarità o come da prescrizione.

In questo caso è meglio cercare un’altra soluzione più adeguata alle esigenze della paziente. Le donne portatrici di spirale possono ugualmente sperimentare spotting: in questo caso il fenomeno può essere riconducibile al fatto che il dispositivo non riesce a garantire i livelli ottimali di ormoni in circolo oppure le perdite potrebbero essere spie della presenza di anomalie dell’endometrio o di infezione. Ecco dunque che i sanguinamenti non vanno minimizzati o trascurati, ma è necessario confrontarsi con il proprio ginecologo quando compaiono ripetutamente.

Spotting in menopausa

«Le perdite ematiche in una donna che non ha più il ciclo, specie se è sovrappeso o diabetica, necessitano di rapido controllo medico: potrebbe trattarsi una neoplasia in particolare a carico dell’endometrio che se individuata precocemente può essere curata. Anche il tumore del collo dell’utero, a qualsiasi età, può manifestarsi con perdite ematiche e pertanto, il consiglio è di non trascurare la prevenzione e non esitare a chiedere consiglio al proprio medico» ribadisce Anna Franca Cavaliere.